Al Teatro Bellini di Napoli Don Juan in Soho

Ispirata al Dom Juan ou le Festin de Pierre di Molière del 1665.

Recensione

 

È di scena al Teatro Bellini di Napoli Don Juan in Soho, adattamento della commedia del britannico Patrick Marber ispirata al Dom Juan ou le Festin de Pierre di Molière del 1665.

La regia è affidata a Gabriele Russo che in quest’opera esilarante e al tempo stesso cruda indaga il rapporto tra sessualità e società odierna.

Il protagonista è un dj dedito agli eccessi, interpretato dall’eclettico e coinvolgente Daniele Russo, che su un palcoscenico trasformato in pedana girevole vive il suo essere contemporaneo con spregiudicatezza ed intensità, perché vuole inseguire a tutti i costi i piaceri della carne, anche se a volte lui stesso sembra essere inseguito da un guizzo di coscienza che lo invita a pensare. Alla fine sarà l’eccentricità del suo ‘ego’ a prevalere, la sua natura deprecabile non lo farà pentire, neppure davanti al padre.

Figlio irriverente, nell’opera di Marber si ritrova a Soho, quartiere a luci rosse di Londra. Nella rivisitazione in scena in questi giorni al Bellini Daniele Russo incanta il pubblico con la sua fisicità che sa essere accattivante e mai volgare. Ai momenti seduttivi si affiancano i colori caldi di atmosfere che evocano le notti dei nightclub in cui si perdono Larry (Clive Owen) e Alice (Natalie Portman) di Closer, film di Mike Nichols del 2004, di cui Marber ha firmato la sceneggiatura.

È un quadro di tradizionale ribellione agli schemi quello in cui si muovono tutti gli altri personaggi, e lo fanno con disinvoltura, rimanendo ai margini della pedana per buona parte dello spettacolo, quasi a rimarcare l’unicità di Don Juan o semplicemente il giudizio morale al quale in fondo lo sottopongono. Eppure anch’essi rappresentano una società allo sbando, restando intrappolati nei suoi cliché.

In questo intreccio dalle tinte ritmate di sonorità elettriche, illumina, oltre ad un impianto scenico ben costruito da Roberto Crea, un istrionico Alfonso Postiglione che, in perfetta sincronia col protagonista, veste i panni di Stan, il servitore di Don Juan, e dopo aver invano cercato di convincerlo a cambiare, al momento della ‘resa dei conti’ che implacabile e tuonante governa la scena, abbandona il padrone al suo destino. La luce cala e il corpo di Don Juan si agita sulla pedana, perché si sente vittima travolta dalla sua stessa voglia di sesso. Ormai sembra dannato, proprio lui, l’estremo difensore del libero arbitrio! Ma è solo un attimo. Questo narcisista che non ha paura di esporsi rimane fedele a se stesso. Elvira, interpretata da una straordinaria Noemi Apuzzo, non riesce a farlo redimere, e da moglie tradita si trasforma in attivista ecologica.

Gabriele Russo ci presenta un’opera divertente e provocatoria che, pur nel suo linguaggio spudoratamente moderno, resta attaccata alle radici di un teatro che fa riflettere. Nel suo dinamismo,  mette in luce le contraddizioni dell’umanità, per farci scoprire che i vizi di Don Juan sono i pensieri che non smettono di assomigliarci, e che, il più delle volte per paura di noi stessi, non abbiamo il coraggio di attuare.

Autenticamente imperdibile.

Recensione di Mimma Iannone

Ph. Mario Spada

La vita sospesa in «Binario Morto» tra echi di Ruccello e Beckett

  Al Teatro Nuovo la pièce di Lello Guida per la regia di Alfano e Scardino

Nello spazio liminale di un vagone ferroviario, fermo da un tempo imprecisato, due uomini lasciano emergere desideri e insoddisfazioni sottesi alla routine dell’esistenza. Una donna che si sente la Vergine Madre, voce di una follia che forse non è meno folle delle traiettorie della vita, tra deliri e acque miracolose, promette a chi incontra la guarigione da peccati e malattie. Un aspirante suicida, appeso alla speranza di un treno che cancelli il suo dolore sotto le rotaie contro cui non ha mai il coraggio di lanciarsi, irrompe nei discorsi (e nelle vite) dei due protagonisti ricomponendone a sorpresa il puzzle degli incontri che deviano il percorso dei giorni dai binari di un quotidiano silenziosamente inchiodato al dolore di «vivere nei ritagli delle vite degli altri».

È su questo filo che si snoda Binario Morto, la pièce di Lello Guida (Premio «Annibale Ruccello» dello Stabia Teatro Festival 2022) allestita al Teatro Nuovo di Napoli per la regia di Franco Alfano ed Elena Scardino.

E si comprende subito che il «binario morto» del titolo non è che il grumo di vita intorno a cui si rapprende in un lampo la coscienza del Sé quando una creatura di nome uomo distoglie lo sguardo dallo stillicidio del tempo in cui è immerso o – meglio – sommerso, in un’intermittente apnea di aneliti e desideri di nuove e piene forme di realizzazione. Forse non è un caso che in una delle ampie didascalie del testo (da cui invero Alfano e Scardino sovente si emancipano esercitando sapientemente e legittimamente il diritto al tradimento della regia) Guida sottolinei, a proposito del personaggio di Maria, che «parla con affanno come chi ha appena fatto una lunga corsa [..] e la sua recitazione, condizionata dall’asma, comunicherà un senso di oppressione o difficoltà respiratoria». Maria discende, naturalmente, dalla Maria di Carmela protagonista di uno degli episodi di Mamma di Annibale Ruccello, di cui Lello Guida è stato compagno di scrittura e di avventura teatrale. Insieme hanno composto L’Osteria del melograno, Ipata e L’Ereditiera e fondato nel 1977 la Cooperativa teatrale Il Carro.

Guida in particolare ha seguito dall’interno tutti gli allestimenti dei testi di Ruccello in una vera e propria osmosi artistica di cui è inevitabile rinvenire le tracce anche nella pièce con cui oggi ritorna in teatro. In effetti, al di là di echi di situazioni e battute che possono rimandare a testi di Ruccello come il già citato Mamma, Ferdinando e Notturno di donna con ospiti, o del riferimento alla tradizione delle sette Madonne campane ovvero a quella ricerca antropologica sul folklore in cui affonda le prime radici il percorso teatrale di Ruccello condiviso con Guida, si può dire che il vero trait d’union tra i due autori sia piuttosto nella direzione da cui si muove lo sguardo sui protagonisti. Come nella cosiddetta trilogia del quotidiano da camera di Ruccello, infatti, essi sono quasi ‘spiati’ in una situazione apparentemente banale, minimale, e dai loro gesti, dalle loro manie, dai dialoghi dimessi affidati a un linguaggio quotidiano senza palpiti di poesia si staglia man mano la loro dolorosa condizione di sospensione tra la vita e i desideri sopiti e inespressi.

Tuttavia – e qui si impone la novità e la forza espressiva del testo di Lello Guida – mentre in Ruccello l’inciampo è rappresentato sempre da un processo di trasformazione culturale e dunque dalla «deportazione» e dal disadattamento dei personaggi da un contesto a un altro, Binario Morto è piuttosto proiettato verso la dimensione di una metafora esistenziale beckettianamente declinata. I personaggi di Guida non sono più dei contrassegni culturali individuati da un preciso status (il travestito, la casalinga, l’insegnante emigrata ecc.) ma le diverse facce di un’umanità che quando per caso si guarda allo specchio prova disperatamente a giocare la sua partita con il tempo, con la vita e con un’attesa indefinita, traboccante di rigurgiti di passato più che di speranze di futuro. Lo stesso personaggio di Damiano, il professore omosessuale di provincia, che pure esterna la rabbia e la paura della discriminazione, non è l’emblema di un corto circuito culturale o di un’impossibile transizione uomo-donna, ma piuttosto di una solitudine e una disillusione tout-court.

In Binario morto, dunque, il cosiddetto «minimalismo tragico» ruccelliano si configura come punto di ripartenza, più che di approdo, da cui Guida rimescola in teatro le carte dell’esistenza per suscitare domande, piuttosto che risposte, a uno strisciante e ambiguo mal de vivre.

Minimalismo tragico che la regia sublima rileggendo la pièce appunto secondo i canoni della tragedia – classica, naturalmente – ovvero unità di tempo, azione e luogo, assegnando agli attori una recitazione frontale nei momenti culminanti per farne personaggi epici nella loro condizione di isolamento esistenziale, spesso contrappuntato dalla nevrosi o dalla follia. Una chiave surreale cui è funzionale la scena dello stesso Alfano e di Aldo Arrigo, che alla dovizia di particolari realistici delle didascalie sostituisce una scenografia stilizzata di finestrini disegnati, mentre le contaminazioni elettroniche delle musiche di Gabriele Guida contrappuntano i climax ascendenti dei flash-back in cui riaffiorano traumi e segreti dei protagonisti.

Ciro Girardi nei panni di Cosimo è abile nei cambi di registro tipici del personaggio dell’ipocondriaco, complementare all’amara e dolorosa ironia dell’amico e compagno di viaggio Damiano interpretato da Antonio Grimaldi, che - e qui è inutile sottolineare, nomen omen, il gioco allusivo con i Santi medici e fratelli Cosma e Damiano - ne condividerà il destino. Roberto Lombardi è uno spiritato Salvatore, l’aspirante suicida di cui sa egregiamente riproporre con corpo e voce i picchi emotivi del disturbo bipolare. E infine Teti Lombardi è una ieratica affabulatrice di deliri nel ruolo di Maria, la sedicente Madonna ma anche grottesca Parca dispensatrice con le sue misteriose bottigliette di presunti veleni e presunti antidoti ovvero di Morte e di Risurrezione.

A un gioco fatale di misture è affidata, ambigua e surreale, la conclusione dello spettacolo che riporta alla mente il Kundera de L’insostenibile leggerezza dell’essere: «Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla».

 

Monica Citarella

 

 

 

“Incursioni teatrali. Sceneggiatori, attori e registi dietro lo schermo”

Ospite Adriano Falivene

Martedì 15 novembre 2022 alle 17.30 si terrà in modalità online, nell'ambito delle iniziative del Master di II livello in "Drammaturgia e cinematografia" dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, il seminario con l'attore Adriano Falivene, che inaugura il secondo ciclo di incontri dal titolo "Incursioni teatrali. Sceneggiatori, attori e registi dietro lo schermo". Si tratta di un vero e proprio esperimento che vede coinvolti diversi artisti del mondo teatrale contemporaneo, i quali presentano in diretta streaming i propri lavori in programmazione dialogando con le specializzande e gli specializzandi.

"L'obiettivo degli incontri – afferma Vincenzo Caputo docente del Master e curatore del ciclo di incontri – è di puntare l'attenzione sulle specifiche professionalità di registi, attori e sceneggiatori. L'emergenza pandemica degli anni scorsi ha imposto una riorganizzazione delle nostre attività di collaborazione con tali professionalità.  Da queste premesse è nato il progetto Incursioni Teatrali, che permette ai nostri specializzandi di ‘irrompere nei teatri' attraverso le piattaforme internet e di confrontarsi con attori e registi dopo un difficile periodo in cui è stato quasi impossibile farlo".

Il primo incontro sarà con l'attore Adriano Falivene, che è stato apprezzato dal grande pubblico grazie all'interpretazione di Bambinella nella celebre fiction Il commissario Ricciardi basata sulla serie di romanzi dello scrittore Maurizio de Giovanni. Quella interpretazione televisiva si è trasformata in interpretazione teatrale. Bambinella ha, infatti, girato i palcoscenici italiani con la fortunata piece Mettici la mano (per la regia di Alessandro D'Alatri). Con quest'opera siamo sempre a Napoli ma nella primavera del 1943. La scena è un vano interrato in tufo, un rifugio improvvisato per proteggersi dai bombardamenti, che diviene anche un'improbabile scenografia per una strana compagnia riunita dalla necessità del riparo. Qui lo spettatore, tra gli altri, può ritrovare appunto Bambinella ma anche il brigadiere Raffaele Maione (Antonio Milo), personaggi a lui ormai familiari.

Per partecipare inviare una mail a vincenzo.caputo@unina.it

 

Anhell69, film documentario di Theo Montoya

RECENSIONE DI MIMMA IANNONE

È una dimensione parallela quella in cui ci trasporta Theo Montoya nel suo film documentario Anhell69, presentato il 25 ottobre in occasione dell'apertura della manifestazione “Venezia a Napoli. Il cinema esteso” nella Settimana Internazionale della Critica.

Nella película che il giovane regista colombiano definisce «senza frontiere, senza genere, trans», ed è sostanzialmente un tributo ai film colombiani, lui stesso si immagina morto in un carro funebre guidato da Victor Gaviria, regista da cui è stato fortemente influenzato, come afferma rivolgendosi ad un pubblico di studenti accorsi a vedere il suo lavoro al cinema Academy Astra.

Scenario del film è la città di Medellìn, importante centro industriale nonché capoluogo del dipartimento di Antioquia, che assume un significato profondo in questo viaggio dalle tinte rosse di feste clandestine, in cui un gruppo di amici fa uso di droghe e attraverso i social riempie il vuoto esistenziale che governa il giorno, mentre la notte è l'unico momento in cui vivere perché, che sia di overdose, di guerriglia, per colpa di un pazzo o della polizia, si muore tante volte in questa parte di mondo da arrivare a non avere aspettative per il futuro. Ma che cos'è il futuro per un paese che non ha mai conosciuto la pace, che ha dovuto aspettare cinquantadue anni affinché fosse firmato un Accordo di Pace? Il riferimento è al 2016, anno in cui il Presidente Juan Manuel Santos e il Leader delle Farc Rodrigo Londoño hanno posto fine ai conflitti in Colombia.

Camilo Najar è il protagonista del film di Montoya. Nel 2017 viene invitato dal regista insieme ad altri amici a partecipare ad alcuni provini. Rappresentano l'immagine di una città inabissata in un nichilismo che non riesce a vedere oltre il buio, tranne che in quel passaggio che trova proprio nel cinema una forma di riscatto. Ed ecco che i provini diventano un momento per vivere il presente, e la videocamera un'arma che con coraggio Montoya sfodera nelle strade infestate dalla violenza.

È un racconto al passato il suo, che parte dalla storia di un ragazzo morto a 21 anni di eroina.  È il cinema di quelli che sono stati cacciati via, e il nickname Anhell69 è un ottimo espediente attraverso il quale passare inosservati e nello stesso tempo esserci là dove non ci sono padri e l'unico modello è Pablo Escobar. Quelli che non appartengono, per dirla col regista, gli spettrofili, escono di notte e Anhell, dopo la sua morte, si trasforma in un fantasma, divenendo il simbolo di una generazione vittima della pulizia sociale, dei cacciatori di spettrofili, quelli che vogliono eliminare gli omosessuali, i drogati, i guerriglieri.

«Mi sono rifugiato nel cinema perché era l'unico luogo dove potevo piangere», ha detto Theo Montoya, che ha visto morire ad uno ad uno i propri amici. Forse per questo alla domanda di una studentessa presente in sala ha risposto «abbiamo bisogno di piangere di più».

È un cimitero a cielo aperto quello in cui Scharlott passa davanti alle tombe dei fantasmi del piano B. Montoya chiama così coloro che «attraverso Anhell69 hanno iniziato a convivere con i civili». Scharlott vuole essere filmata da sola, e il suo ultimo testimone è proprio Theo Montoya. «La morte è la nostra amica», racconta al provino, ed è un'idea questa che ha qualcosa di trascendentale, perché concepisce la parte più nera dell'esistenza umana non come una sofferenza, ma come uno spunto per ricominciare. Le inquadrature su Medellìn si alternano tra la cupezza della notte che diventa amore e la bellezza di un giorno che soltanto morendo può rinascere. Un ragazzo scrive su un muro Anhell69 e dice «voglio appartenere». E forse la vita, alla fine, anche per lui è la vera risposta.

 

XXVII edizione del Premio Penisola Sorrentina

Il Master di II livello in Drammaturgia e Cinematografia federiciano sarà tra i protagonisti della XXVII edizione del Premio Penisola Sorrentina, l'vento dedicato al cinema e all'audiovisivo, in programma il 28 e il 29 ottobre 2022 a Sorrento.

Un connubio, quello fra il Premio e il Master federiciano, che nasce sotto l'egida di una comune volontà di diffondere la cultura cinematografica e di creare una rete di rapporti sinergici fra studiosi, opinion leader, artisti e professionisti del settore. L'obiettivo è determinare opportunità di crescita per il settore attraverso il confronto e il giusto tributo agli artisti che con la loro professionalità hanno arricchito il panorama nazionale e internazionale del Cinema.

Nel corso della serata conclusiva si alterneranno sul palcoscenico del teatro Tasso diversi ospiti, per offrire al pubblico presente una vetrina di eccellenza e per conferire loro attestati di riconoscenza. A Marina Confalone la commissione scientifica del Master assegnerà il riconoscimento alla carriera, mentre quello per l'interpretazione attoriale andrà a Francesco di Leva.

«Il cinema e l'audiovisivo – dichiara Pasquale Sabbatino, coordinatore del Master – sono fra i protagonisti del nostro percorso di specializzazione, che aspira a formare future generazioni di autori e critici. Grazie alla collaborazione con il Premio Penisola Sorrentina possiamo ulteriormente valorizzare le eccellenze artistiche del nostro territorio».

"È importante – sottolinea Vincenzo Caputo,  membro del comitato scientifico – che gli studenti entrino in contatto con i protagonisti del mondo teatrale, televisivo e cinematografico. In questo senso abbiamo già in calendario un nuovo "ciclo di conversazioni del Master" che partirà a metà novembre e che vedrà la partecipazione di diversi artisti".

Il Master, che annovera all'interno del comitato scientifico docenti della Federico II oltre al Maestro Peppe Barra e a Maurizio de Giovanni, ha da poco iniziato il nuovo ciclo e offre numerose opportunità, come quella del Premio Penisola Sorrentina, per un confronto diretto fra gli studenti e gli esperti, gli attori e i tecnici del settore.

Per maggiori informazioni http://www.premiopenisolasorrentina.it

 

RACCONTI DI MARE

Selezionati dieci finalisti su 400 opere da tutto il mondo

"Racconti di mare": selezionati dieci finalisti su 400 opere da tutto il mondo

Sono dieci i finalisti selezionati dalla commissione scientifica del Master di II livello in Drammaturgia e cinematografia della Università di Napoli Federico II per il contest: "Racconti di mare", promosso tra i progetti e le attività speciali della ventisettesima edizione del Premio "Penisola Sorrentina Arturo Esposito".
Da tutto il mondo sono pervenute quattrocento opere del settore audiovisivo, che spaziavano dal cortometraggio alla video arte.
Ecco i titoli e gli autori delle dieci opere selezionate dalla Giuria, presieduta dal coordinatore del Master Pasquale Sabbatino e composta dai docenti Vincenzo Caputo, Anna Masecchia, Matteo Palumbo e Giuseppina Scognamiglio: "Il privilegio dell'ultima onda" di Michele Cioffi; "In riva al mare" di Sebastian Petri; "Oltre i sogni" di Fabio Ruffo e Daniele Violante; "Calamour" di Niccolò Gentili; "Gioia" di Eduardo Castaldo; "Pescatore" di Nicolas e Raffaele Spatarella; "Fino al mare" di Daniele De Stefano e Pasquale Fresegna; "Wolfchant" di Aurianne Mackney e Hannah Nichols (Australia); "Sono andati al mare" di Jola Kudela alias Yola (Regno Unito); "La madre di Abdullah" di Asghar Besharati (Iran – Repubblica Islamica).
Tra le opere finaliste saranno ora individuate quelle meritevoli di una menzione speciale e la vincitrice del contest, cui sarà erogata la borsa di creatività in denaro messa a disposizione dalla Fondazione Banco di Napoli presieduta da Francesco Caia.
Il vincitore sarà proclamato ufficialmente nel corso di una manifestazione dedicata al mare, prodotta sotto il brand del Premio "Penisola Sorrentina" ed organizzata  in collaborazione con la Città Metropolitana di Napoli e la Regione Campania.
"Sdipanare il filo della creatività per valorizzare la centralità del mare nella nostra vita quotidiana e nella nostra cultura è un'azione importante e qualificata che, attraverso iniziative del genere, continueremo a mettere in campo, anche per  rivendicare alla Penisola Sorrentina e al Golfo di Napoli  il ruolo strategico di crocevia culturale, economico e turistico dell'area euromediterranea", dichiara il Consigliere Metropolitano di Napoli con delega al mare (nonché Sindaco di Meta) Giuseppe Tito. 

PREMIO CONCETTA BARRA – 9° EDIZIONE ISOLA DI PROCIDA 2/3 SETTEMBRE 2022

100 ANNI CONCETTA BARRA. UN'ARTISTA INFINITA.

Torna il “Premio Concetta Barra” per il nono anno consecutivo il 2 e il 3 settembre a Procida nel centenario della nascita della grande artista. La due giorni nasce dal desiderio dell’Università di Napoli Federico II di onorare e ricordare la cantante e attrice procidana, ambasciatrice di una tradizione popolare che ha saputo rivisitare e interpretare in maniera unica e irripetibile, ripercorrendo il suo rapporto umano ed artistico con la cultura dell’isola che le diede i natali.

Il Premio è istituito dal Master di II livello in “Drammaturgia e Cinematografia” dell’Università federicianacoordinato da Pasquale Sabbatinoorganizzato dall’Associazione PartenArtcon la commissione scientifica coordinata da Massimo Marrelli, già rettore dell’Università Federico II, e col patrocinio del Comune di Procida.

«Il premio è nato dal sogno di molti amici di ricordare una bella figura di donna procidana attraverso il valore di un’isola con tutte le sue tradizioni e tutta la sua bellezza culturale. Quello di Concetta Barra non è un premio incentrato solo sull’arte, ma anche sulla luce, sull’amore per i giovani e sui grandi valori culturali», dichiara Peppe Barra, direttore artistico del Premio, degno e consapevole erede della cultura e della tradizione della madre Concetta Barra e docente del master in “Drammaturgia e Cinematografia” della Federico II. 

PROGRAMMA ARTISTICO

La due giorni si apre venerdì 2 settembre, alle ore 19.00, nella suggestiva cornice di Piazza Marina Grande, con l’incontro sul centenario della nascita di Concetta Barra, coordinato da Massimo Marrelli, già Rettore dell’Università di Napoli Federico II, con i saluti di Raimondo Ambrosino, Sindaco di Procida, Leonardo Costagliola, Assessore al Turismo di Procida, e Michele Assante del Leccese, Assessore alla Cultura di Procida, e gli interventi di Peppe Barra, Direttore artistico del Premio, il giornalista Claudio Capitini, che ricorderà l’intervista dedicata a Concetta Barra nel suo libro “Di musica e parole” (Gabrielli editori), Dinko Fabris dell’Università della Basilicata e Responsabile Scientifico del dipartimento di ricerca, editoria e comunicazione del Teatro San Carlo, il regista Lamberto Lambertini, che racconterà il suo ultimo film “Nata a Procida” dedicato alla grande artista, Andrea MazzucchiMatteo Palumbo e Pasquale Sabbatino dell’Università di Napoli Federico II e Pier Mario Vescovo dell’Università di Venezia Ca’ Foscari.

A seguire, la Banda Musicale Isola di Procida diretta dal Maestro Francesco Trio.

Si continua sabato 3 settembre, alle ore 19.30, in Piazza Marina Grande, con la Cerimonia di premiazione durante la quale sarà conferito il “Premio Concetta Barra – Isola di Procida” a personalità che si sono distinte nell’ambito della cultura, introdotta dall’intervento di Matteo Lorito, rettore dell’università di Napoli Federico II.

La commissione scientifica, presieduta da Massimo Marrelli e composta da Peppe BarraBeatrice Alfonzetti (docente dell’università La Sapienza di Roma), Giulio Baffi (critico teatrale), Maurizio de Giovanni (scrittore), Lello Esposito (scultore e pittore e realizzatore del premio), Dinko Fabris (docente dell’università della Basilicata, Responsabile Scientifico del dipartimento di ricerca, editoria e comunicazione del Teatro San Carlo), Andrea MazzucchiMatteo PalumboPasquale Sabbatino e Guido Trombetti (docenti dell’Università di Napoli Federico II), e Pier Mario Vescovo (docente dell’Università di Venezia Ca’ Foscari), conferisce il “Premio Concetta Barra” a Mario Autore, Anna Ferraioli Ravel e Domenico Pinelli (interpreti dei fratelli De Filippo nel film di Sergio Rubini), Angelo Branduardi, Giuseppe Luca De Luca Picione, Maurizio Millenotti, Conchita Sannino, Toni Servillo, Ornella Vanoni e Giuseppe Zollo.

A seguito della premiazione, il concerto del Maestro Peppe Barra con Rosalba Santoro (chitarra e voce), Paolo Del Vecchio (chitarra e mandolino), Luca Urciuolo (pianoforte e fisarmonica), Sasà Pelosi (basso acustico), Ivan Lacagnina (percussioni), Francesco de Cristoforo (fiati etnici) e le specialità di Ciro Oliva (pizzeria Concettina ai Tre Santi di Napoli) in omaggio.

PER IL PROGRAMMA COMPLETO CLICCA QUÌ

 

AL VIA IL CONTEST AUDIOVISIVO RACCONTI DI MARE

Promosso dal Master di II livello in Drammaturgia e Cinematografia dell’Università degli Studi di Napoli Federico Il e l’istituto culturale “Il Simposio delle Muse”- Iscrizioni entro il 20 Luglio 2022

L’istituto culturale “Il Simposio delle Muse” nell’ambito del contest “Racconti di mare” organizzato tra le produzioni e i progetti speciali della ventisettesima edizione del Premio “Penisola Sorrentina" promuove, in sinergia con il Master di II livello in Drammaturgia e Cinematografia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, un concorso riservato a cortometraggi ed accendel’attenzione sul fortunato connubio tra cinema e ambiente stimolando la creatività dei partecipanti, invitati alla realizzazione di opere che facciano riferimento al racconto del mare, all’importanza (anche metaforica) dell’acqua, al paesaggio mediterraneo, al dialogo tra le civiltà, al viaggio, alla sostenibilità.

Gli audiovisivi, nell’ambito delle ispirazioni sopra tracciate a titolo esemplificativo, dovranno avere come tema il racconto del mare, con una durata non inferiore ai tre minuti e non superiore ai venti minuti. I video dovranno essere realizzati in formato web.

A valutare i lavori sarà una commissione scientifica composta da docenti esperti del Master di II livello in Drammaturgia e Cinematografia, la quale selezionerà il lavoro che verrà proiettato durante la manifestazione in programma nel mese di settembre e che si aggiudicherà il montepremi in denaro.

Le attività del Simposio delle Muse sono poste sotto il patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Campania, della Città Metropolitana di Napoli e della Fondazione Banco di Napoli.

 

PER MAGGIORI INFORMAZIONI SULLE MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE CLICCA QUÌ

 

Verso il Campania Teatro Festival

Incontro con le specializzande e gli specializzandi del Master per introdurre la XV edizione della Kermesse

Si terrà lunedì 6 giugno alle 15.00 su piattaforma Teams (link: urly.it/3nycr) l’incontro “Verso il Campania Teatro Festival”, durante il quale sarà presentata la quindicesima edizione della kermesse con le specializzande e gli specializzandi del Master in Drammaturgia e Cinematografia dell'Università degli Studi di Napoli Federico II. Interverranno Nadia Baldi, Regista e Vicedirettrice Artistica Fondazione Campania dei Festival; Vincenzo Caputo, membro del Consiglio Scientifico del Master di II livello in Drammaturgia e cinematografia e docente di Letteratura italiana; Brunella Fusco, Internazionalizzazione cooperazione culturale e digitalizzazione Fondazione Campania dei Festival.

 

«Il Master – dichiara Vincenzo Caputo – offre agli iscritti l’opportunità di sperimentare sul campo le conoscenze acquisite. Gli specializzandi, in qualità di critici teatrali, collaborano da tempo con il Campania Teatro Festival, pubblicando un “diario di bordo critico” ospitato sul sito ufficiale dell’istituzione culturale (https://campaniateatrofestival.it/). Ciò consente loro di visionare gli spettacoli anche tramite accessi speciali alle prove generali e alle fasi di preparazione. È una sinergia importante che consente appunto di mettere in pratica le conoscenze acquisite durante lezioni e laboratori».

 

«Le sinergie create con le Università della Campania – dichiara Brunella Fusco, Internazionalizzazione cooperazione culturale e digitalizzazione Fondazione Campania dei Festival –

rappresentano uno straordinario e costante laboratorio sulla diffusione del sapere. Mescolando alta formazione e spettacolo dal vivo la Fondazione Campania dei Festival, attraverso diverse progettualità ed in particolare attraverso il Campania Teatro Festival grazie alla direzione artistica di Ruggero Cappuccio, collabora con l’Università Federico II e con i giovani critici in formazione, allievi del Master in Drammaturgia e Cinematografia, accogliendo con favore ed interesse le loro recensioni sul sito Ufficiale».

 

Confermare nel tempo questa tipologia di progetti contribuisce alla formazione di esperti della drammaturgia in grado di operare nel campo dello spettacolo e dell'industria culturale.

 

 

PUBBLICATA LA GRADUATORIA DEGLI AMMESSI AL MASTER 2021/22

Concorso pubblico, per titoli, a numero 50 posti per l’ammissione al corso di Master di II livello in “DRAMMATURGIA E  CINEMATOGRAFIA” afferente al Dipartimento di Studi Umanistici. Anno Accademico 2021/2022

AVVISO DEL 24 MARZO 2022

PUBBLICAZIONE DELLA GRADUATORIA

Con il presente avviso, affisso mediante pubblicazione informatica all’Albo Ufficiale di Ateneo, nonché divulgato sul sito WEB di Ateneo www.unina.it, si comunica che con DR/2022/1109 del 24/03/2022  sono approvati gli atti relativi al concorso pubblico, per titoli, a numero 50 posti per l’ammissione al corso di Master di II livello in "Drammaturgia e Cinematografia" afferente al Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, indetto per l’a.a. 2021/2022 con decreto rettorale n. 81 del 14 gennaio 2022, la cui graduatoria di merito è di seguito riportata.

 

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AVVISO DEL 14 MARZO 2022

RINVIO DELLA PUBBLICAZIONE DELLA GRADUATORIA

Con il presente avviso, affisso mediante pubblicazione informatica all’Albo Ufficiale di Ateneo, nonché divulgato sul sito WEB di Ateneo www.unina.it, si comunica che la graduatoria finale del concorso pubblico indetto per l’a.a. 2021/2022, sarà pubblicata secondo le modalità di cui sopra entro il giorno 22 marzo 2022.

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